{"id":5980,"date":"2026-06-16T12:32:05","date_gmt":"2026-06-16T10:32:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.laconsolata.org\/?page_id=5980"},"modified":"2026-06-16T12:36:05","modified_gmt":"2026-06-16T10:36:05","slug":"gallo-don-renzo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.laconsolata.org\/index.php\/storia-dei-sacerdoti-del-santuario\/gallo-don-renzo\/","title":{"rendered":"Gallo don Renzo"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.laconsolata.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Don-Renzo-e-Roberto-Repole_per-il-web-1.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"760\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.laconsolata.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Don-Renzo-e-Roberto-Repole_per-il-web-1-760x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5984\" style=\"width:414px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.laconsolata.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Don-Renzo-e-Roberto-Repole_per-il-web-1-760x1024.jpg 760w, https:\/\/www.laconsolata.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Don-Renzo-e-Roberto-Repole_per-il-web-1-223x300.jpg 223w, https:\/\/www.laconsolata.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Don-Renzo-e-Roberto-Repole_per-il-web-1-768x1034.jpg 768w, https:\/\/www.laconsolata.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Don-Renzo-e-Roberto-Repole_per-il-web-1-1141x1536.jpg 1141w, https:\/\/www.laconsolata.org\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Don-Renzo-e-Roberto-Repole_per-il-web-1.jpg 1515w\" sizes=\"(max-width: 760px) 100vw, 760px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-white-color has-text-color has-link-color wp-elements-26f7f2c62ff39e1e14215015dfdcaef5\">_<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Settanta anni di sacerdozio, di vita spesa per cosa, per Chi? Non c\u2019\u00e8 bisogno di attendere la sua risposta, glielo si legge nello sguardo profondo, vivo e luminoso e in quei passi che, pur nell\u2019incertezza della malattia e dell\u2019et\u00e0, conservano con incredibile tenacia la sicurezza dell\u2019obiettivo: raggiungere il confessionale, far sperimentare la Misericordia di Dio ad ogni persona, giovane o anziana, semplice o culturalmente raffinata. Si tratta di don Renzo Gallo &#8211; nato a Rivalta Torinese il 28 agosto del 1932, ordinato sacerdote il 29 giugno del 1956 &#8211; che domenica 17 giugno al Santuario della Consolata, dove risiede e presta il suo servizio dal 2009, celebrer\u00e0 solennemente il suo giubileo sacerdotale nella Messa delle 11.30. Lo incontriamo in Santuario per farci raccontare un po\u2019 della sua storia e di come vive questo anniversario.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Partiamo da un primo fatto \u00abstorico\u00bb, lei \u00e8 un sacerdote che \u00e8 stato ordinato prima del Concilio Vaticano II, ha toccato con mano i cambiamenti che ha determinato, cosa ricorda di quei tempi e di come sono state affrontate le riforme che ne sono seguite?<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Posso dire di aver vissuto bene quell\u2019epoca: era il periodo del cardinal Pellegrino e c\u2019era una enorme sete di novit\u00e0. Avevamo capito che non bastava il culto, la devozione, e si \u00e8 iniziato ad accostarsi di pi\u00f9 al testo biblico. Ricordo l\u2019entusiasmo di quella \u201cBibbia\u201d venduta a sole mille lire <em>(l\u2019editrice San Paolo su progetto editoriale del beato Giacomo Alberione ne stamp\u00f2 un milione di copie n.d.r.)\u00a0<\/em> perch\u00e9 potesse essere acquistata da tutti, potesse entrare in tutte le case. La Scrittura a portata di tutti la percepivo come una grande novit\u00e0, ma al tempo stesso come un qualcosa difficile da accettare da parte di chi per anni aveva vissuto il suo ministero incentrandolo sulle devozioni. Io ero solo un prete agli inizi, mandato nella parrocchia di San Pietro a Savigliano e l\u00ec il parroco era molto devozionista e anche l\u2019Eucarestia era vissuta come qualcosa di \u201cprivato\u201d perch\u00e9 lui faticava a trasmettere il senso di comunit\u00e0 se non nella partecipazione formale ai riti, alle pratiche\u2026 la gente partecipava numerosa, ma non c\u2019erano momenti di preghiera silenziosa, di adorazione. La catechesi per gli adulti era fatta dal parroco la domenica: un&#8217;ora di conferenza dal pulpito. E poi c\u2019era una selezione tra le famiglie, mi ricordo che quando sono arrivato in parrocchia mi venne dato un elenco di dove potevo andare e dove no. Non si parlava di accoglienza, di mettersi in ascolto di chi \u00e8 lontano o in disaccordo con la fede. Dopo 7 anni a Savigliano sono stato mandato, sempre viceparroco, a Chieri. Ho trovato gi\u00e0 una realt\u00e0 molto diversa, anche grazie alla presenza di Gesuiti e Domenicani. I giovani erano gi\u00e0 abituati alla direzione spirituale, i frutti del Concilio iniziavano a vedersi.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Dopo l\u2019esperienza sacerdotale nella provincia torinese, il passaggio alla citt\u00e0 \u2026<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">A Chieri mi ero trovato bene, il parroco mi lasciava fare, si lavorava insieme. Poi mons. Enriore mi aveva fatto chiamare dal card. Pellegrino perch\u00e9 andassi alla parrocchia della Divina Provvidenza, in Borgata Parella, dove i preti erano numerosi e subito per questo ho fatto fatica: non sapevano dove farmi celebrare\u2026 Poi \u00e8 andata bene che mi sono inserito nella scuola media tenuta dalla parrocchia ma affidata ai marianisti, con un preside in gamba.\u00a0 Eravamo alla fine degli anni \u201960 \u00c8 stata una occasione bella di incontrare e stare con tanti ragazzi. Intanto il quartiere si stava espandendo e c\u2019era un clima politico un po\u2019 come quello raccontato da Guareschi. Riicordo che don Enriore mi diceva che in piazza Campanella erano tutti \u2018rossi\u2019 e che se volevo andarci io \u2026 per lui era meglio. Cos\u00ec con la collaborazione di don Giovanni Oddenino \u2013 perch\u00e9 il lavoro a scuola mi occupava comunque molto tempo &#8211; iniziai a incontrare famiglie e ammalati e si avvi\u00f2 una \u2018succursale\u2019 della Provvidenza. Poi mons. Maritano ci disse che l\u00ec, su corso Telesio doveva nascere una nuova parrocchia e cos\u00ec \u00e8 stato, e sono diventato il primo parroco di Sant\u2019Ermenegildo. Erano i tempi in cui sovente sui muri comparivano scritte offensive contro il clero, contro le chiese, tempi di contestazione, ma la gente mi voleva bene e ancora adesso ci sono persone che nonostante siano passati tantissimi anni vengono alla Consolata a trovarmi.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Novit\u00e0, inizi, impegni vari, ma c\u2019\u00e8 una situazione che dopo qualche anno si affaccia nella sua vita e che segner\u00e0 il suo ministero e ancora oggi la \u201caccompagna\u201d \u2026<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">S\u00ec, iniziavo a non stare bene di salute, ma allora non si capivano ancora le cause. Lasciai la scuola, smisi di guidare, e proprio in quel periodo il card. Ballestrero mi aveva proposto di lasciare Sant\u2019Ermenegildo per andare parroco a Santa Rita e io gli dissi di no.&nbsp; Quel no che mi tormentava, la malattia (poi diagnosticata come sclerosi multipla) che iniziava il suo corso, mi indussero, dopo tanti giri in ospedale, a decidere di partire per l\u2019Africa: avevo chiesto di andare nel posto pi\u00f9 povero. Per due mesi ho vissuto in quello che allora era chiamato l\u2019Alto Volta ed \u00e8 di l\u00ec che sono tornato con una certezza, non avrei mai pi\u00f9 detto no al mio Vescovo, dovunque mi avrebbe mandato, l\u00ec sarei andato. E cos\u00ec e stato, era l\u201985, mi propose la parrocchia di Sant\u2019Alfonso nel quartiere di Borgo Campidoglio. Questo mi ha lasciato l\u2019esperienza in Africa: un atteggiamento di totale disponibilit\u00e0. Anche rispetto alla malattia: devo dire che non me la sono mai presa per la mia condizione di salute, ho trovato davvero tanta accoglienza e aiuto, a partire dalla dottoressa che mi ha seguito dall\u2019inizio e non mi ha mai lasciato.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">La malattia pur invalidante infatti non le ha impedito di spendersi per 24 anni nella comunit\u00e0 di Sant\u2019Alfonso e ancora oggi, a quasi 94, nel Santuario della Consolata.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Anche dei 24 anni a Sant\u2019Alfonso non posso che dire che la gente mi ha voluto sempre bene. Per me era importante stare in ufficio parrocchiale e celebrare i funerali, perch\u00e9 erano occasioni per incontrare anche chi era pi\u00f9 lontano dalla fede, chi non veniva mai in chiesa. Arrivato a 75 anni ho dato le dimissioni e dopo un anno e mezzo sono state accolte e mi \u00e8 stato chiesto dove volessi andare \u2026 Avevo alcune possibilit\u00e0 e quando dissi che accettavo la Consolata il card. Poletto mi rispose che gi\u00e0 lo sapeva \u2026<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Alla Consolata dove il suo ministero \u00e8 interamente dedicato ai penitenti \u2026<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Se non confessassi sarei morto \u2026 Per me la confessione \u00e8 ci\u00f2 che mi tiene vivo come uomo e come sacerdote, mi d\u00e0 la carica, perch\u00e9 ogni giorno incontro persone che mi danno un conforto bellissimo su come il Signore opera. C\u2019\u00e8 davvero tantissima gente che vive veramente il Vangelo. In confessionale incontri anche tantissima sofferenza, persone che arrivano in lacrime, con gravi problemi familiari, con figli che si drogano, figli che non vanno pi\u00f9 in chiesa, con un marito o una moglie con cui non vanno pi\u00f9 d&#8217;accordo \u2026 Di fronte a queste cose negative ti senti amareggiato, per\u00f2 sei invogliato anche a pregare per ciascuno.\u00a0 Mi ero posto come proposito di non lasciare che nessuno uscisse dal confessionale senza essere un po&#8217; pi\u00f9 sereno e spero di averlo quasi sempre mantenuto, non per mio merito, ma per l\u2019opera di Dio. Quando vedi una persona che arriva piangendo ed esce con un certo sorriso \u2026 allora vai a cena e mangi tranquillo. Quindi io ringrazio il Signore perch\u00e9 per me la confessione \u00e8 constatare che il Signore lavora sempre \u2026 Per me \u00e8, ed \u00e8 stata sempre, una grazia di Dio. Quindi finch\u00e9 Dio vuole continuo. Poi qui alla Consolata ho conosciuto anche tante persone che dalla confessione hanno iniziato o ripreso un cammino di fede, persone di ogni et\u00e0 e anche questo \u00e8 molto consolante. Io un cammino l\u2019ho fatto, bello lungo e non sar\u00f2 mai abbastanza grato di questo.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Tanti anni di sacerdozio, nessun ripensamento, nessun dubbio?<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Devo dire che ci vorr\u00e0 un&#8217;eternit\u00e0 per ringraziare di tutte le cure che il Signore ha avuto per me, perch\u00e9 mi ha sempre tenuto come un padre tiene per mano il suo figliolo. Non ho mai avuto un giorno in cui saltasse fuori. il pensiero che forse sarebbe stato meglio prendere un&#8217;altra strada. Questo non vuol dire che ora con tanti anni alle spalle non abbia paura di quando il Signore mi chiamer\u00e0: spero solo che la misericordia trionfi rispetto alle mie carenze, perch\u00e9 ho ricevuto tanto. Leggo volentieri la vita dei santi &#8211; in particolare il curato d\u2019Ars che \u00e8 un po&#8217; il mio punto di riferimento \u2013 e se penso che loro, che hanno avuto meno di me, han fatto cos\u00ec tanto arrossisco, ma spero lo stesso nella misericordia e poi conto sui tanti che pregano per me. L\u2019unico dubbio \u00e8 sulla mia fede, che non sia solo una vernice, ma che sia autentica.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">Lo ripete due volte \u00abChe sia vera\u00bb, ma nel guizzo dello sguardo e nel sorriso si coglie che quel dubbio \u00e8 gi\u00e0 colmato dalla consolazione di una Presenza che ne abita il cuore e che, con il suo s\u00ec di 70 anni fa, ha \u00abcompiuto meraviglie\u00bb nella vita di tanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\" style=\"font-size:15px\">Federica BELLO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>_<\/p>\n<p>Settanta anni di sacerdozio, di vita spesa per cosa, per Chi? 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