Ferrero don Giuseppe
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Don Sergio Baravalle, nuovo Rettore della Basilica-Santuario della Consolata e del Convitto Ecclesiastico, nella sua sensibilità mi ha invitato a scrivere una breve testimonianza del mio passato sul ministero, forse perché decano del clero torinese. Scrivo a 97 anni di età e 73 di ordinazione sacerdotale. Fa pensare al “canto del cigno”. Tuttavia colgo l’opportunità per ringraziare di cuore il Signore e la Madonna per il dono del Battesimo e dell’Ordinazione Sacerdotale mia e dei miei amici di Seminario (anche se loro lo fanno meglio di me nella visione beatifica).
29 giugno 1952
Il Cardinal Arcivescovo Maurilio Fossati mi “impose le mani” (don Giuseppe Boano nella biografia del 1991 lo dice: “umile prete vestito di porpora”). Ci attendono i due anni del Convitto della Consolata per prepararci nell’immediatezza al ministero, soprattutto nella teologia morale, secondo la grande tradizione piemontese, tramandataci da illustri maestri, non ultimo San Giuseppe Cafasso. Dopo l’esame del “moralone” (cioè di tutta la teologia morale), siamo inviati in ministeri nuovi: don Francesco Marchisano sarà inviato a Roma e diventerà Cardinale di Sacra Romana Chiesa ; i più nelle parrocchie, qualcuno in altri ministeri. Siamo in 18. Si inizia a sentire la crisi della risposta alla chiamata del Signore.
1953
Dopo il primo anno di Convitto fui inviato Cuorgnè (TO) come vice parroco del caro e grande can. Domenico Cibrario. Furono quattro anni di gioiose esperienze sacerdotali. Anzitutto l’oratorio è frequentato da tanti ragazzi, che formeranno il “Piccolo Clero” nelle funzioni parrocchiali (con bellissimi vestiti rossi e cotte). Poi le visite quasi quotidiane degli ammalati della parrocchia e dell’ospedale civico, oltre gli impegni organizzativi pastorali e le confessioni sacramentali.
In quel tempo iniziò l’era della televisione. Il parroco dotò l’oratorio di un televisore con schermo abbastanza grande. Era una rarità e molti accorrevano nel salone, specialmente al giovedì, quando Mike Bongiorno conduceva lo spettacolo “Lascia o raddoppia”.
1957
Il Vescovo ausiliare Monsignor Francesco Bottino venne a Cuorgnè ad amministrare le Cresime. Stava cercando un sostituto a don Arnosio, diventato parroco. A funzione ultimata, in sacrestia, mi chiese: “da quanto tempo è qui a Cuorgnè?”. Risposi: “da quattro anni”. Ci salutammo cordialmente. Dopo alcuni giorni una sua lettera mi informava che aveva parlato con l’Arcivescovo, il quale era d’accordo per il mio trasferimento a Torino. Ricordo che piansi mentre in macchina con mio fratello lasciammo Cuorgnè dopo la mia prima esperienza sacerdotale. Devo però dire che a Torino mi trovai altrettanto bene come a Cuorgnè. Mi furono affidati i giovani, oltre alla visita quasi quotidiana alla clinica Sansoni di Piazza Vittorio Veneto e le confessioni a ore fisse della giornata. C’era poi l’ufficio parrocchiale alternato con due confratelli. Tante erano le richieste dai parrocchiani. A quel tempo, dopo un decennio di vicecura, si era soliti presentarsi al concorso per le parrocchie vacanti. Erano due giorni passati in Curia per la risoluzione scritta (in latino) dei casi di morale e con la predica scritta (ovviamente in italiano) su tema dettato dall’Arcivescovo stesso. Mi presentai. Ebbi (mi si disse) buon risultato, ma non mi preoccupava il pensiero di esser nominato parroco.
1963
La parrocchia di Lanzo Torinese venne a trovarsi veramente in una situazione debitoria critica. Lanzo era sede foraniale, unita alla mensa vescovile. Mi venne fatta la proposta di diventarne parroco. Dopo aver molto riflettuto e pregato, ho dato il mio assenso. Divenni il quinto successore del Beato Federico Albert: 1/IX/1963. Vi rimasi per vent’anni. Lasciai con rincrescimento la parrocchia della SS. Annunziata dopo tante belle esperienze di fede, specialmente con i giovani.
L’11 ottobre 1962 era iniziato il Vaticano II con tanti forti richiami sulla missionarietà dei battezzati. Inizia l’era dei mass media. Tutto era un richiamo a “non anteporre nulla a Cristo e sentirsi Uniti nella sua Chiesa”. Di qui lo sforzo per inculcare nella popolazione (e specialmente nei giovani) le proposte conciliari. Trovai un’ottima collaborazione nei sacerdoti del Collegio Salesiano e nelle Suore Albertine. Non mancarono le difficoltà di ordine economico, anche per l’urgenza di certi lavori edilizi. Una convinzione è stata fondamentale: essere umili strumenti del Signore.
1982
L’ultima chiamata pastorale è stata a S. Tommaso in Torino. Durò trent’anni in un tessuto cittadino non sempre facile. Nell’intento di formare dei collaboratori cercai di accostare le famiglie, visitandole personalmente -scala per scala, dalle 15 alle 17 di ogni giorno- da ottobre a Pasqua. Il dopo Pasqua era riservato ai tanti negozi del centro storico. Per 26 volte accostai tante persone finché, nel 2009, fui colpito da ictus celebrale. Il Signore e la Madonna mi diedero coraggio per affrontare cure ospedaliere e la riabilitazione. Potei seguire (sia pure in modo più limitato) la popolazione e continuare l’ufficio di penitenziere diocesano (2007/2010).
2012
Il compianto Arcivescovo Cesare Nosiglia, convocatomi in Curia, dopo avermi chiesto quanti erano gli anni di ministero in S. Tommaso, mi disse: “d’ora in poi sarai memoria storica”.
Il Convitto della Consolata mi accolse con don Marino Basso. In questi 13 anni ho goduto nel confessionale la gioia di tante persone che si sono incontrate con la misericordia di Dio e dei bravi confratelli con il Rettore monsignor Giacomo Martinacci e ora don Sergio Baravalle.
Concludendo
In tanti anni di ministero ho ricercato di attuare le linee conciliari impegnandomi, quanto possibile, a formare cristiani autentici, desiderosi di vivere e diffondere il messaggio di Gesù, uniti nella Comunità, secondo il motto benedettino “non anteporre nulla a Cristo“. Gesù si segue se si è innamorati di Lui … come la Madonna.
Mi sono impegnato a “combattere la buona battaglia “sia pure con tutti i limiti. So che si avvicina ogni giorno il momento di “ammainare le vele” ed incontrarmi con la misericordia del Padre. Non mi resta che ripetere come e per mezzo della Madonna: “eccomi!”. Sarà il momento del raccolto nella visione trinitaria. Me lo assicura Gesù.
Ferrero don Giuseppe
Torino, Gennaio 2026


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